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Non ha tempio né altare: al cielo appeso,
si lascia andare in favor di vento,
e il vuoto scruta, immobile e sospeso,
finché il coniglio pulsa di spavento.
È un dio minore: parla in tagli d’aria,
in ombre che ci sfiorano la schiena;
un soffio, un’eco rapida e contraria
che increspa il giorno e subito lo arena.
E quando scende giù, la luce stride:
fischia come un convoglio in corsa piena,
taglia la quota, il fiato, ciò che vive.
Poi torna al cielo, dove il vento tiene
la sua dimora scarna e impercettibile,
là dove il mondo trema e non conviene.